domenica, 03 agosto 2008
E' arrivato il momento di traslocare i miei a casa nostra. Non era più sostenibile che mio padre gestisse da solo(coadiuvato solo da una ragazzetta che viene a fare le pulizie al mattino)la malattia di mia madre. Così grazie ad un'offerta fatta da Lucia tanto tempo fa, ora li porteremo da noi. In casa c'è una stanza con il bagno pronto per loro e una badante (speriamo che non abbia preso miglior consiglio di trovare altri lidi).

Intanto siamo a Napoli. La malattia procede, avanza, anche perchè nè a mio padre nè alla ragazzetta è venuto in mente di trattare mia madre come un essere umano. Non riesco a dar loro torto però. Non parla più, la tengono sempre seduta su una sedia da giardino con lo schienale alto e per la maggior parte del tempo lo sguardo è vuoto ed insegue chissà cosa.

Le gambe elefantiache sono due pesantissime giare piene d'acqua che ella trascina con difficoltà enorme e la pelle, che non esiste più, è ridotta ad uno sfasciume di croste gommose verdi e marroni con i segni di muffe e funghi.

Come la corteccia di un albero.

Un tempo per malattie come questa c'era solo il manicomio. Oggi i farmaci hanno riproposto in forme socialmente accettabili la disumanità, la costrizione, la coattività del manicomio. Alzheimer è il suo nome.
Si esprime con la vivideza degli occhi, di quando in quando con un mugugno o con una parola scomposta dai suoni lunghi disarticolati.
A Napoli non c'è nulla che aiuti i malati di questo genere. Ma di certo non mi aspettavo che in un posto in cui si sia dovuto aspettare un postfascista che ci pulisse il culo dalla monnezza di secoli, vi si trovasse un aiuto.
Questa è una terra dalla quale non si può fare altro che scappare. E così ho fatto io. Ed ho fatto bene.
Da noi abbiamo trovato qualcuno. Ma la malattia non vuole vederla nessuno.
I parenti ci hanno allontanato tutti. Non sanno neanche che stiamo per andarcene. Forse pensano che mia madre stia per morire e che quindi qualunque parola sia inutile.
O sono solo indifferenti.
Bisogna farla alzare dalla sedia, condurla in bagno tenendola per le mani e sostenendole la schiena e poi bisogna spogliarla. Tutto via. La camicia da notte, il vestino che porta; solo il pannolone resta, la schiena curva, la testa infossata tra le spalle evanescenti, ogni dignità buttata al vento, solo la devastazione della morte che incombe.
A sistemarla sulla sedia per la notte ci ho pensato io. Per me il suo peso non è un problema, ma per proteggerla dalla perdita di equilibrio l'ho stretta fra le braccia. Mi è sembrato un'ombra di commozione le attraversasse gli occhi altrimenti immobili.
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giovedì, 20 marzo 2008
Oggi scrivo dalla postazione che usava ieri la ragazza di cui ho parlato. La casa continua ad essere grande. La cucina è montata ma non funziona. Aspettiamo il tipo del gas per l'allaccio, l'idraulico per il montaggio di sifoni e rubinetti e l'elettricista per l'allaccio all'impianto di luci di cortesia, di prese penzolanti, fuochi e forno.

Insomma per ora la cucina è una scultura d'arte moderna: bellissima ma non serve ad altro se non al diletto dell'animo e dell'occhio dal momento che è lineare e scandita da ritmi di pieni e vuti veramente gradevoli.

Quando dovesse pungergli vaghezza, aspettiamo l'architetto per le porte (già progettate? in fase di lavorazione? In mente Dei?) e Stefano per la sistemazione dei tubi del gas periclitanti assai fuori del balcone.

Dice: ma siete sicuri che la casa ci sia?

C'è C'è.

Il mio sonno è sparito.

Ne parlerò al Dott. S. ma credo di conoscerne il motivo. Detto motivo di solito pesa 3 o 4 chili, strepita, mangia, dorme e fa la cacca. Poi a quindici anni ti informa che ha deciso di non andare più a scuola.
E io sono dilaniato (non scherzo) tra il desiderio di fare un figlio e l'infantile affezione a questo stato di grazia e solitudine.


Si accettano suggerimenti
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mercoledì, 19 marzo 2008
Hanno montato la cucina. Che oggi finalmente si ceni caldo? Una povera deficiente, tamarrissima ed innammorata di un tipo che chiama amo' parla con lui attraverso la webcam e finge di essere in un luogo nel quale tutti la conoscano e la salutino e le chiedano cosa stia facendo.

Che pena. Che solitudine. Che ignoranza.
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domenica, 16 marzo 2008


La casa è fatta. Ed anche il trasloco è fatto. In casa entra tutto e resta ancora tanto spazio.

Stefano deve ancora liberarci il ripostiglio da prove di vernici, secchi con acqua sporca, una scala inzaccherata, pennelli, metri lineari.

Noi però oggi siamo entrati.
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giovedì, 13 marzo 2008
Giornata dedicata alla riflessione ed al riposo. Giorno libero.

Lucia fuori dalle scatole a scuola e il quartieraccio nel quale siamo alloggiati a disposizione.

Il postaccio è ricco di internet point gestiti da marocchini o cingalesi. Qualcuno ha anche grandi poster che raffigurano la grande moschea de La Mecca con scritte in arabo. All'angolo di un semaforo e davanti ad una tavola calda due puttane hanno tentato di abbordarmi.

La casa è compiuta.

Tutta fresca di vernice dai colori brilanti che si fondono nel sole del tardo pomeriggio. E' arrivata la primavaera e non sono attrezzato. Mancano solo tutte le porte. Tranne quella d'ingresso logicamente. Il geometra dice che le avremo nei prossimi mesi. Sul come svolgere le attività più intime senza porte cfr. qualche post fa.

Non credo di aver afferrato quale dovrebbe essere il giorno del trasloco definitivo. So che domani Lucia, da sola, si recherà a pulire, spazzare, lavare (sic!).

Nel frattempo siamo stati cazziati dalla proprietaria del negozio di cucine, perchè non abbiamo potuto rispettare il termine di domani per la consegna.

E 'sti cazzi. Non è colpa nostra.

Assistere ai cantieri che si chiudono e alla presenza degli operai che a poco si ritira, fa una certa impressione.

Lucia che si cura con i fiori di Bach piange come una fontana. Ha pianto anche davanti alla nuova fontana del lavabo del bagno. Ha pianto anche davanti alla forma del nuovo cesso.

Domani doppio corso di recupero in quarta e quinta.

Vado a studiare.
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mercoledì, 12 marzo 2008
senzatitolo





Mi hanno detto che la casa è pronta. Non ci posso credere. Sono quasi nella situazione di entrare nella nuova casa. Dopo 2 mesi e rotti.Molto rotti.


La casa ha 2 stanze da letto. Una per noi che siamo la coppia tradizionale, bella, armoniosa, senza troppe voglie, senza troppi grilli per la testa e una per i miei genitori ormai gravati dall'età e dalle malattie.


Il Dott. S. dice che non devo sentirmi da solo contro l'Alzeimer di mia madre. Certo lui è lo psicologo. Perchè non dovrebbe dirmi ciò? Mi ha detto anche che tutte le cose che ha letto da me gli sono piaciute e che sono interessanti e belle. E lui è lo psicologo.


La casa ha anche 2 bagni. I 2 bagni sono ricavati da un antico unico servizio igienico grande avente forma allungata. Ora ci sono 2 bagni. La loro lunghezza è di m 2,25 ciascuno. Nel nostro bagno c'è anche la doccia. In quello dei miei c'è la lavatrice. C'è la lavatrice ed anche la finestra. No, noi non abbiamo la finestra. Abbiamo la porta scorrevole che dà sul corridoio. Ma la porta scorrevole non è ancora arrivata. Anche il bagno dei miei si chiude con una porta scorrevole ed anche quella non è ancora arrivata. Ho appreso oggi che l'architetto incaricato di realizzarle, dopo aver fatto 2 sopralluoghi, non ha ancora neanche tagliato il legno per imbastirne l'anima.


Sì il nostro bagno ha lo scaldasalviette a parete e i rivestimenti sono crema con una greca multicolore. Quelli della mamma sono rossi con greca raffigurante foglia a rilievo dorata. Roba da crisi epilettiche.


E' vero, la doccia, che occupa uno spazio risparmiatissimo, è con idromassaggio ed ha una cabina di vetro trasparente. Ma non so se riuscirò ad infilare la gamba nello spazio tra tazza e bidet. Dubbio che mi lascia sveglio la notte da due settimane. E' accaduto che, a causa degli eventi stressanti, molto stressanti talvolta (sono parole del Dott. S.), e dei disagi (sic!) sofferti nei mesi trascorsi, mi sia gonfiato di oltre 30 chili. Non sarebbe potuto accadere altrimenti visti i bar, le rosticcerie napoletane, arabe, turche e i ristoranti cinesi che hanno versato il loro contributo in termini di alimenti sostanziosi e dal rassicurante calore.

E' vero dimenticavo la cucina. Rivestimento rossopagliericcio e giallopaglierino. Pittura lavabile giallo brillante. La cucina compatta Kelly di Febal è tagliata ed attende di essere assemblata in chissà quale deposito della Capitale.

In soggiorno c'è un condizionatore, la pittura è boh? l'effetto emotivo è inquietante. Il balcone a forma di biscotto Mulino Bianco affaccia su un cortilone con alberoni polverosi e tristi, perchè troppo verdi; c'è anche un albero di mimosa che è fiorito e le infiorescenze sono troppo sbiadite.

La nostra camera ha una porta. Il soggiorno non ha più la porta. L'ho fatta togliere perchè secondo me interrompeva la continuità visiva con l'ingresso. In camera nostra la porta c'è. Forse i nostri mobili non ci saranno. Il letto e l'armadio Ikea di cm 58 di profondità potrebbero risultare troppo grandi. Non abbiamo ancora lampadari. Ma ci sono i lumi da notte. Non so se entreranno i comodini, quindi non giureri sulla presenza dei lumi da notte; ma alle brutte ci arrangeremo con le candele.

Il senso della foto odierna che, come sempre, è stata grattata, è la rappresentazone di come avrei voluto le cose.

I miei desideri smodati...

Ho anche un tratto narcisistico.

La casa no.

E' in profonda depressione.

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categoria:follia, sono fuori, trasloco, nuova vita, filtro di carta
domenica, 09 marzo 2008
Abbiamo cambiato albergo. Eh sì perchè per il fine settimana quello precedente era pieno. Ora siamo da un losco figuro calabrese biondo-rosa che traffica in un ristorante della zona più degradata del quartiere degradato di Roma con una donna (moglie, amante' concubina?) rumena che sa molto bene il fatto suo e una figlia slavata e pallida come il sole marzolino. Per di più stasera è umido in un modo schifoso e tutto l'afrore medioriental-indoeuropeo che traspirano i muri dei ristoranti-rosticcerie-tavolecalde è ancora più insopportabile.



Il tizio si chiama Valentino. Ma di amoroso non ha proprio nulla.



Non sappiamo se domani sera dormiremo ancora nella camera a nostra disposizione, perchè gli devono telefonare degli operai che però non chiamano.


Quì tutto ha un prezzo che è il doppio di quello che pagheresti in un quartiere normale.


Ogni cosa sembra fatta apposta per spillarti più soldi possibile e questo mi manda in bestia.


Siamo fuori dal 29 dicembre.


Sono due mesi e 9 giorni.


E ne ho piene le palle.


Anche perchè una volta avuta la casa, le cose non andranno meglio.


Ci sarà il trasloco.


E la sistemazione delle nostre cose inscatolate.
E litigi e bestemmie.


Stanotte dormiremo nella stanza di Valentino il biondo rosato.


Domani sera, se nel frattempo gli telefonano questi operai, no.


Uno dei miei tanti psicologi del passato, un reichiano, un vero stronzo, diceva che lo scrittore deve fare tutte le esperienze. E' vero: a frequentare le lavanderie a gettone ho imaparato che in Italia si usano ancora le stiratrici a pressione come in America negli anni venti.Un giorno potrei scrivere senza alcun imbarazzo la storia di una fanciulla extracomunitaria che fa da una vita la lavandaia ed usa queste macchine. Ma perchè io devo finire a dormire sotto le stelle?


Prima di addormentarmi comunque c'è sempre qualcuno a cui penso e al quale ormai invio, sentitissima, ogni benedizione.
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categoria:follia, trasloco, filtro di carta, mi aiuti dott freud
martedì, 04 marzo 2008
rosso







Copio questa foto da un vicino in anobii di nome Kelath.



Lode a te oh Kelath!



Oggi improvvisamente gli operai che dal lontano 15 dicembre 2007 stazionano in casa mia, si sono dati una mossa. Stefano era, sempre più rubizzo in volto, accaldato ed esaurito, manovrava cazzuole, pale, picconi, mazzette per scegliere le tinte della vernice, dava ritocchi alle pareti ed urlava in tutte le lingue della ex-Jugoslavia di stendere meglio il lucido sul pavimento, di premere più forte la piastrella sull'impasto di malta al muro, (per la puttana)(sic!) di non rompere i rivestimenti, altrimenti ci avrebbero rimesso le pudenda.



E stava parlando pulito.



Stefano è il capocantiere, geometra giovanissimo, occhi verdoni, barbetta finto incolta rossiccia.



Mentre scegliamo le tinte del soggiorno e della camera da letto (che poi erano quelle che Lucia aveva scelto due settimane fa e che io avevo rigettato la settimana scorsa) mi dipingono anche la borsa di smacchioline bianche.



Bestemmio fra me e me.



Stefano prende da terra una grossa sega con i denti arrugginiti e aggrssivi e giostrando con essa nel vuoto mi chiede:"Allora sei sicuro ADESSO che questi colori vanno bene?" Colgo una cert'aria di minaccia in quella sega arcuata ed invadente, in quel suo girarla per aria come una spada un cavaliere ad un torneo.



Accenno di sì. Vengo colpito dalla greca (piccola fascia decorativa che interrompe le file parallele di maioliche nel bagno dei miei): le giunture non cadono perpendicolari ai tagli delle piastrelle. Trascuro di farne parola e mi sento un po' in colpa: alla pericolosa sega ora si è aggiunto un maglio dalla testa di piombo che mi sa fa molto male.


Stefano è esaurito.


Ha perso la sua espressione bonaria di sempre. L'operaio che sta dando di mano al soffitto del salotto viene cazziato in cecoslovacco non so perchè. L'operaio piange.


Ad un tratto un urlo stridente e straripante, un orribile barrito di elefante affettato su una sega cicolare con un leone e uno scimpanzè e tutti e tre che urlano di dolore, ci lascia sbigottiti.


Lui sembra tranquillissimo, in realtà quell'orrore sonoro lo getta nel panico e nello sconforto. Si vede dal sopracciglio che tremola Dice qualcosa a proposito di due giorni e poi di un terzo e forse di un quarto. e' CHIARO? HO CAPITO? Dico di sì anche se non ho sentito una parola, ma tanto mi dico Lucia avrà sentito.


Mentre in salotto vivisezionano un rinoceronte e un'intera famiglia di pinguini veniamo congedati.


La breve visita mi ha lasciato l'impressione che presto gli operai avranno finito e ci lasceranno la casa. Ma avverto che manca qualcosa. qualcosa che in questi mesi non è mai stato lì e di cui ho avvertito la mancanza a pelle, senza mai prenderne coscienza fino in fondo.


Chiedo a Lucia, come in un presentimento: "Ma le porte? Non ci sono le porte. Non hanno ancora messo le porte."


E lei:"fa niente"


"Come fa niente, che stiamo senza?"


"Basta che se ne vadano e che entriamo in casa"


"E ho capito, ma sono anche le porte dei bagni, che facciamo caghiamo senza porte?"


"E va bene vai nell'altro bagno e apri la finestra"


"Meglio, così senza porte e per strada. Si caga all'aperto"


E così si resterà a lungo se conosco mia moglie: con le crisi di nervi e cagando all'adiaccio.
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categoria:follia, sono fuori, trasloco
lunedì, 03 marzo 2008

E quando ancora la voce manca e la casa non è pronta e sono le 12.43 e l'appuntamento con il Dott. S., il sacro appuntamento del lunedì, quello intoccabile, irrinunciabile, necessario come l'aria è alle 18.00, tu che fai?
O meglio io che faccio?
Pettinerò le bambole? Mi girerò i pollici?
Starò in silenzio, in attesa che i pigolii che emettono le mie corde vocali tornino ad essere una voce?
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categoria:alunni, trasloco, filtro di carta
giovedì, 28 febbraio 2008
Da quando la merda ci ha sbattuti fuori di casa ed io ho giurato che non l'avrei più voluta vedere e che lei non sarebbe mai entrata in casa mia, ha piovuto. Ha fatto freddo, tanto freddo e mi sono molto incazzato, ho lavorato male, la mia gatta è stata spedita a lontani parenti campani, noi abitiamo in un modesto albergo nella zona più sudicia di Roma (d'altra parte due zingari sporchi e zozzi come noi dove sarebbero potuti finire?)e la casa non è ancora pronta, quella casa che vuole la mia vita, il mio sangue, con quella camera per i miei che mi sta uccidendo.

Sono pure finito in ospedale per dolore toracico.Il dott. S. ha detto che si è trattato della somatizzazione di un attacco di panico, ma chi ci crede?

Lucia si desquama come un tronco malato, ieri(dopo una campagna di convincimento durata sette mesi) è andata dalla naturopata ed ha assunto per la prima volta i Fiori di Bach. La naturopata le ha detto che la combinazione di 4 gocce sublinguali di quelle sostanze l'avrebbero indotta al pianto:ieri sera neanche davanti al Grande Fratello è riuscita a piangere. Le corazze sono sempre corazze.


A me è venuta la bronchite, ho una tosse che mi si porta e starnazzo mugolando come un'oca. Il medico (non gli daresti 2 centesimi ma è uno che sa il fatto suo) voleva darmi la malattia per più di sette giorni. Figurarsi! Ho detto che non potevo assentarmi per tanto da scuola e lui ha ribattuto che andando in giro gli avrei contagiato tutto il quartiere. E che c'ho la peste?



Registro che in ospedale c'era una ragazza che aveva una broncopolminte molto dura e che tutti i medici erano raffreddati e infetti (rischi del mestiere). L'unica che si salvava era la caposala che, essendo del sud-est asiatico, avrà avuto nel DNA agenti autoimmunizzanti.Comunque dal troppo starnazzare e pigolare son due giorni che non ho più voce (ieri i ragazzi alternavano il dileggio all'umana comprensione, ma mi vendicherò presto; deformazioni del mestiere) e Lucia stamattina si è alzata incazzatissima, smadonnando contro quei colleghi che non vogliono più fare i corsi di recupero, mentre lei non ha più neanche il giorno libero.

Oggi in casa ci sono le prove di colore: mesci che ti rimescola,un po' di rosa uno spicchio di giallo un'idea di rosso, i nostri valorosi operai stendono su una parete di ciascuna stanza il colore nelle sue più ampie variazioni di tono o luminosità. Lucia, se non colta da un attacco irrefrenabile di piantoprima o se non avrà azzannato un collega riottoso, assisterà per la scelta.


Io penso e temo (e il mio è più un timore) che in quella casa i nostri mobili non entreranno e che ci troveremo male e scomodi. Ah poterlo sapere!
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