martedì, 28 luglio 2009
Stante la scarsa previsione di vita delle settimane scorse ho pensato a cosa sia la morte. Come si manifesta e quando e in che modo il corpo spenga anche la coscienza e se ci sia l'anima o se il nostro essere sia limitato solo al magro succolento esistere su questa Terra.
Che cosa è il corpo polposo e gravido di vita, perchè esso satollo d'energia, atto a suggere ogni piacere grasso e voluminoso, capace di gonfiarsi di fronte allo sforzo e di penetrare con la testardaggine di un ariete il molle e accogliente desiderio per suggellarvi l'estasi, ad un tratto, si spenga.
E' un attimo. Come il tempo della nascita non è che un istante, un attimo di fronte al quale il lungo viaggio fino alla luce non conta, quello della fine è un momento allo stesso modo. Prima il cuore batte, poi cessa le contrazioni.
E che succede al corpo?
Come si manifesta la morte? Come si passa dalla vita alla morte? Sono atroci dolori tra i quali il corpo si spegne? Soffocamento? Arresto?
E poi l'anima, se c'è, cosa le succede?
Il corpo chiuso nella bara se la porta dietro? Essa è legata alla bara perchè per sua natura non può abbandonare il corpo? Soprattutto essa è senziente? E avverte come nella vita o no? E sente il soffocameto dell'eterna prigionia del seppellimento o può liberarsi dai vincoli della natura umana e fuggire via?
Non so.
Ho accarezzato l'idea della cremazione.
Non vorrei morire mai.
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categoria:follia, sono fuori, dolori e affini, filtro di carta
sabato, 11 ottobre 2008
Mia madre è morta il 6 settembre 2008 alle 5.45 del mattino e da allora non ho avuta ancora il coragio di scriverlo. Segue uno sfogo giusificato.

Ci hai sbattuto la porta in faccia alle cinque del mattino del 6 settembre, una giornata nella quale spiravano ancora gli aliti dei venti caldissimi della trascorsa estate. Il cielo era grigio, o azzurro acqua ed io devo aver pensato che era bello come il mare e fresco lassù dove te ne eri andata e che c’era tanta aria, tutta l’aria del mondo e tutta per te.
Giacevi nel letto d’ospedale con gli occhi spalancati e la bocca aperta come a rincorrere il respiro un’ultima volta. Le tue vicine di letto erano terrorizzate, chissà come saranno stati i tuoi ultimi istanti, chissà alla fine che versi avrà cacciato la tua gola, tu che sei sempre stata così rumorosa nelle malattie.
Durante gli ultimi dieci giorni della tua vita la piaga da decubito sacrale spessa e nera come una lastra di ferro si era infettata. A nulla è valso il girone nel supplizio degli antibiotici, delle medicazioni con la soluzione fisiologica e con ferri chirurgici e le fasciature che ti praticava l’infermiera. Né la pulizia personale metodica e sicura cui ti sottoponeva Fernanda ogni mattina e alla quale la malattia ti consentiva solo di dedicare uno sguardo o uno sprazzo di sorriso.
Quanto è serena e luminosa la vita, mamma, quanto sono chiari e definitivi gli oggetti quando per un istante veniamo sfiorati dalla morte. Quanto è difficile il dolore. Quanto sono difficili le parole. Da bambini apprendiamo che le cose che ci circondano esistono, hanno un nome, una loro storia e un posto nel quale di solito stanno. E il passaggio dall’oggetto al suo nome è un salto straordinario per la mente di un piccino. Ma le parole sono difficili e bastarde ed hanno combinazioni codificate che talvolta sfuggono.
L’infezione ha richiesto al tuo corpo già debilitato uno sforzo maggiore per combattere i suoi assalti. Il cuore ha battuto più forte e il respiro è diventato affannoso e acquoso. Le parole sono difficili, non chiedermi di spiegarmi meglio. Sembrava che ti avessero versato un litro d’acqua direttamente in gola.
Il volto era coperto da una mascherina per l’ossigeno e i tuoi occhi guardavano scialbi e appannati dall’affanno il neon del soffitto. Stringevi la mano destra alla mia, ma forse era solo un riflesso. Non avevi che i riflessi fondamentali, dicevano i medici, la respirazione, la suzione e la minzione. Del complesso groviglio di energie, pensieri, rapporti che sei stata, era rimasta un fagotto che la pipì in un catetere. La malattia ti aveva reclusa in un’armatura di carne di cui ti era stato sottratto il controllo.
Fino a che ti sei ribellata e sei scappata, come da piccola sei scampata alla morte, poi da grande a tuo padre, poi al dolore successivo alla mia nascita e al distacco del mio matrimonio.
Non hai aspettato che il mio piano andasse in porto.
Non ci hai aspettato. Non ci hai salutato.
Si vede che sapevi di poterci lasciare soli.
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categoria:sono fuori, alzheimer
mercoledì, 12 marzo 2008
senzatitolo





Mi hanno detto che la casa è pronta. Non ci posso credere. Sono quasi nella situazione di entrare nella nuova casa. Dopo 2 mesi e rotti.Molto rotti.


La casa ha 2 stanze da letto. Una per noi che siamo la coppia tradizionale, bella, armoniosa, senza troppe voglie, senza troppi grilli per la testa e una per i miei genitori ormai gravati dall'età e dalle malattie.


Il Dott. S. dice che non devo sentirmi da solo contro l'Alzeimer di mia madre. Certo lui è lo psicologo. Perchè non dovrebbe dirmi ciò? Mi ha detto anche che tutte le cose che ha letto da me gli sono piaciute e che sono interessanti e belle. E lui è lo psicologo.


La casa ha anche 2 bagni. I 2 bagni sono ricavati da un antico unico servizio igienico grande avente forma allungata. Ora ci sono 2 bagni. La loro lunghezza è di m 2,25 ciascuno. Nel nostro bagno c'è anche la doccia. In quello dei miei c'è la lavatrice. C'è la lavatrice ed anche la finestra. No, noi non abbiamo la finestra. Abbiamo la porta scorrevole che dà sul corridoio. Ma la porta scorrevole non è ancora arrivata. Anche il bagno dei miei si chiude con una porta scorrevole ed anche quella non è ancora arrivata. Ho appreso oggi che l'architetto incaricato di realizzarle, dopo aver fatto 2 sopralluoghi, non ha ancora neanche tagliato il legno per imbastirne l'anima.


Sì il nostro bagno ha lo scaldasalviette a parete e i rivestimenti sono crema con una greca multicolore. Quelli della mamma sono rossi con greca raffigurante foglia a rilievo dorata. Roba da crisi epilettiche.


E' vero, la doccia, che occupa uno spazio risparmiatissimo, è con idromassaggio ed ha una cabina di vetro trasparente. Ma non so se riuscirò ad infilare la gamba nello spazio tra tazza e bidet. Dubbio che mi lascia sveglio la notte da due settimane. E' accaduto che, a causa degli eventi stressanti, molto stressanti talvolta (sono parole del Dott. S.), e dei disagi (sic!) sofferti nei mesi trascorsi, mi sia gonfiato di oltre 30 chili. Non sarebbe potuto accadere altrimenti visti i bar, le rosticcerie napoletane, arabe, turche e i ristoranti cinesi che hanno versato il loro contributo in termini di alimenti sostanziosi e dal rassicurante calore.

E' vero dimenticavo la cucina. Rivestimento rossopagliericcio e giallopaglierino. Pittura lavabile giallo brillante. La cucina compatta Kelly di Febal è tagliata ed attende di essere assemblata in chissà quale deposito della Capitale.

In soggiorno c'è un condizionatore, la pittura è boh? l'effetto emotivo è inquietante. Il balcone a forma di biscotto Mulino Bianco affaccia su un cortilone con alberoni polverosi e tristi, perchè troppo verdi; c'è anche un albero di mimosa che è fiorito e le infiorescenze sono troppo sbiadite.

La nostra camera ha una porta. Il soggiorno non ha più la porta. L'ho fatta togliere perchè secondo me interrompeva la continuità visiva con l'ingresso. In camera nostra la porta c'è. Forse i nostri mobili non ci saranno. Il letto e l'armadio Ikea di cm 58 di profondità potrebbero risultare troppo grandi. Non abbiamo ancora lampadari. Ma ci sono i lumi da notte. Non so se entreranno i comodini, quindi non giureri sulla presenza dei lumi da notte; ma alle brutte ci arrangeremo con le candele.

Il senso della foto odierna che, come sempre, è stata grattata, è la rappresentazone di come avrei voluto le cose.

I miei desideri smodati...

Ho anche un tratto narcisistico.

La casa no.

E' in profonda depressione.

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categoria:follia, sono fuori, trasloco, nuova vita, filtro di carta
venerdì, 07 marzo 2008
I ragazzi sanno di droghe un sacco di cose che nemmeno sospettiamo.





Oggi al limite della denuncia alla Polizia ed a seguito del fatto che alcuni alunni di una mia classe erano stati sospesi a causa di fumo e bullismo, ho lanciato un'amichevole conversazione, forte del buon rapporto che hanno con me.



Abbiamo parlato di droghe leggere e spaccio.



E tutti ne sapevano qualcosa ed erano attentissimi e interessatissimi.



So che alcuni di loro fumano e loro non hanno fatto nulla per nascondermelo, anzi mi hanno chiesto se io alla loro età non mi fossi mai fatto. E non potevano credere al fatto che la droga mi fa schifo.



Cosa ti dà lo sballo? Fumare da soli a casa è la cosa più triste che ci sia. E' bello fumare con gli amici perchè si sballa e si fa il matto e per tutta la giornata stai con la testa da un'altra parte e non ti sembra di stare nella tua vita. Fumare da soli no. Quello è da tossici. Non gli piace. Il fumo bello è quello che dà la compagnia degli altri, magari anche l'ammirazione o il divertimento di vedere uno che sballa e fa il matto.



E ci sono fonti di spaccio in questa scuola? Dovunque ci sono. Basta guardarsi intorno. Ai giardinetti per esempio vedi sempre che c'è qualcuno che gira con le mani in saccoccia, beh quello è uno spacciatore.



Ma in questa scuola ci sono?



Professo' voi che te famo i nomi?



No, voglio sapere se a uno viene la voglia dove si rifornisce.



Beh, là c'è il giro. Se c'è uno che conosci e che sai che fuma tu gli chiedi senti dove la posso trovà, oppure gli chiedi di procurartela e lui te la trova.



Al paese, per esempio è più difficile.



Perchè?



Perchè il paese è piccolo, non c'è richiesta, lo spaccio è poco. Ma perchè di che paese parli?



Eeh la provincia di Frosinone...invece quà a Roma basta che te giri.



Ma quanto costa?


Dieci euro il grammo.


Come dieci euro. Avrei voluto dire e tu butti dieci euro in droga, ma sei stronzo? Ma non l'ho detto.


E come ve lo danno sto grammo?


Nelle bustine. Nelle bustine così...una ha preso il cellophan del pacchetto di sigarette e mi ha mostrato come si confeziona la bustina.


Dal pacco si tagliano le dosi.


E da un grammo ne vengono 4 oppure 5 canne, però le devi saper fare.


E poi?


Poi ridi, ti svaghi. Per dieci minuti non pensi più ai problemi che hai. Per quei dieci minuti non ci sono più.


Anche perchè ci sono due reazioni: una feroce, violenta. Che qualunque cosa ti trovi davanti vorresti romperla, farla a pezzi. E l'altra è che ridi e che fai cose strane, tipo che balli mentre stai in comitiva.


Pensa che una volta un mio amico mi ha raccontato che lui si era appena fatto una canna e aveva nelle orecchie l'MP3 con la musica tecno. Hai presente la tecno, professo', che serve proprio a sballare? Beh quello ha sognato che stava facendo un viaggio per tre giorni tutto luci e cielo e vento fresco e sole sulla faccia. L'hanno svegliato ed erano passati solo tipo 5 minuti.


Anche se per dimenticare l'alcol dura nei secoli.

Ed hanno solo 16 anni.
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categoria:scuola, sono fuori, qualità, alunni
martedì, 04 marzo 2008
rosso







Copio questa foto da un vicino in anobii di nome Kelath.



Lode a te oh Kelath!



Oggi improvvisamente gli operai che dal lontano 15 dicembre 2007 stazionano in casa mia, si sono dati una mossa. Stefano era, sempre più rubizzo in volto, accaldato ed esaurito, manovrava cazzuole, pale, picconi, mazzette per scegliere le tinte della vernice, dava ritocchi alle pareti ed urlava in tutte le lingue della ex-Jugoslavia di stendere meglio il lucido sul pavimento, di premere più forte la piastrella sull'impasto di malta al muro, (per la puttana)(sic!) di non rompere i rivestimenti, altrimenti ci avrebbero rimesso le pudenda.



E stava parlando pulito.



Stefano è il capocantiere, geometra giovanissimo, occhi verdoni, barbetta finto incolta rossiccia.



Mentre scegliamo le tinte del soggiorno e della camera da letto (che poi erano quelle che Lucia aveva scelto due settimane fa e che io avevo rigettato la settimana scorsa) mi dipingono anche la borsa di smacchioline bianche.



Bestemmio fra me e me.



Stefano prende da terra una grossa sega con i denti arrugginiti e aggrssivi e giostrando con essa nel vuoto mi chiede:"Allora sei sicuro ADESSO che questi colori vanno bene?" Colgo una cert'aria di minaccia in quella sega arcuata ed invadente, in quel suo girarla per aria come una spada un cavaliere ad un torneo.



Accenno di sì. Vengo colpito dalla greca (piccola fascia decorativa che interrompe le file parallele di maioliche nel bagno dei miei): le giunture non cadono perpendicolari ai tagli delle piastrelle. Trascuro di farne parola e mi sento un po' in colpa: alla pericolosa sega ora si è aggiunto un maglio dalla testa di piombo che mi sa fa molto male.


Stefano è esaurito.


Ha perso la sua espressione bonaria di sempre. L'operaio che sta dando di mano al soffitto del salotto viene cazziato in cecoslovacco non so perchè. L'operaio piange.


Ad un tratto un urlo stridente e straripante, un orribile barrito di elefante affettato su una sega cicolare con un leone e uno scimpanzè e tutti e tre che urlano di dolore, ci lascia sbigottiti.


Lui sembra tranquillissimo, in realtà quell'orrore sonoro lo getta nel panico e nello sconforto. Si vede dal sopracciglio che tremola Dice qualcosa a proposito di due giorni e poi di un terzo e forse di un quarto. e' CHIARO? HO CAPITO? Dico di sì anche se non ho sentito una parola, ma tanto mi dico Lucia avrà sentito.


Mentre in salotto vivisezionano un rinoceronte e un'intera famiglia di pinguini veniamo congedati.


La breve visita mi ha lasciato l'impressione che presto gli operai avranno finito e ci lasceranno la casa. Ma avverto che manca qualcosa. qualcosa che in questi mesi non è mai stato lì e di cui ho avvertito la mancanza a pelle, senza mai prenderne coscienza fino in fondo.


Chiedo a Lucia, come in un presentimento: "Ma le porte? Non ci sono le porte. Non hanno ancora messo le porte."


E lei:"fa niente"


"Come fa niente, che stiamo senza?"


"Basta che se ne vadano e che entriamo in casa"


"E ho capito, ma sono anche le porte dei bagni, che facciamo caghiamo senza porte?"


"E va bene vai nell'altro bagno e apri la finestra"


"Meglio, così senza porte e per strada. Si caga all'aperto"


E così si resterà a lungo se conosco mia moglie: con le crisi di nervi e cagando all'adiaccio.
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categoria:follia, sono fuori, trasloco
giovedì, 28 febbraio 2008
Da quando la merda ci ha sbattuti fuori di casa ed io ho giurato che non l'avrei più voluta vedere e che lei non sarebbe mai entrata in casa mia, ha piovuto. Ha fatto freddo, tanto freddo e mi sono molto incazzato, ho lavorato male, la mia gatta è stata spedita a lontani parenti campani, noi abitiamo in un modesto albergo nella zona più sudicia di Roma (d'altra parte due zingari sporchi e zozzi come noi dove sarebbero potuti finire?)e la casa non è ancora pronta, quella casa che vuole la mia vita, il mio sangue, con quella camera per i miei che mi sta uccidendo.

Sono pure finito in ospedale per dolore toracico.Il dott. S. ha detto che si è trattato della somatizzazione di un attacco di panico, ma chi ci crede?

Lucia si desquama come un tronco malato, ieri(dopo una campagna di convincimento durata sette mesi) è andata dalla naturopata ed ha assunto per la prima volta i Fiori di Bach. La naturopata le ha detto che la combinazione di 4 gocce sublinguali di quelle sostanze l'avrebbero indotta al pianto:ieri sera neanche davanti al Grande Fratello è riuscita a piangere. Le corazze sono sempre corazze.


A me è venuta la bronchite, ho una tosse che mi si porta e starnazzo mugolando come un'oca. Il medico (non gli daresti 2 centesimi ma è uno che sa il fatto suo) voleva darmi la malattia per più di sette giorni. Figurarsi! Ho detto che non potevo assentarmi per tanto da scuola e lui ha ribattuto che andando in giro gli avrei contagiato tutto il quartiere. E che c'ho la peste?



Registro che in ospedale c'era una ragazza che aveva una broncopolminte molto dura e che tutti i medici erano raffreddati e infetti (rischi del mestiere). L'unica che si salvava era la caposala che, essendo del sud-est asiatico, avrà avuto nel DNA agenti autoimmunizzanti.Comunque dal troppo starnazzare e pigolare son due giorni che non ho più voce (ieri i ragazzi alternavano il dileggio all'umana comprensione, ma mi vendicherò presto; deformazioni del mestiere) e Lucia stamattina si è alzata incazzatissima, smadonnando contro quei colleghi che non vogliono più fare i corsi di recupero, mentre lei non ha più neanche il giorno libero.

Oggi in casa ci sono le prove di colore: mesci che ti rimescola,un po' di rosa uno spicchio di giallo un'idea di rosso, i nostri valorosi operai stendono su una parete di ciascuna stanza il colore nelle sue più ampie variazioni di tono o luminosità. Lucia, se non colta da un attacco irrefrenabile di piantoprima o se non avrà azzannato un collega riottoso, assisterà per la scelta.


Io penso e temo (e il mio è più un timore) che in quella casa i nostri mobili non entreranno e che ci troveremo male e scomodi. Ah poterlo sapere!
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categoria:follia, sono fuori, trasloco, mi aiuti dott freud
sabato, 23 febbraio 2008
south park

Oggi sono stanco ed ho l'influenza...ma ho spezzetato comunque il pane della conoscenza con i miei alunni. :)
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categoria:sono fuori
sabato, 09 febbraio 2008
E' che non ho il tempo perchè se no...
se no vi direi come vanno tratte le merde e quanto puzzano.
E quanto il loro lordume e ci offenda più che sporcarci.

Ma non ne ho proprio il tempo.

Così vi dirò che siamo fuori casa. Eh sì la nipote ci ha sbattuto fuori perchè era da troppo tempo che le stavamo fra le palle.
Non le è bastato mettere fuori di casa la mia gatta solo per mantenersi l'affitto delle sue coinquiline (non parlerò di loro per carità di Patria).

E così, dando fondo a tutto il proprio gravoso bagaglio di isteria e nevrosi maniaco-depressiva-bulimico-compulsiva, la tendresse ci ha messo alla porta e senza tanta grazia.

E ha portato via dalla camera che occupavamo anche il telefono per paura che telefonassimo e che le facessimo spendere altri soldi dei miliardi che ha.

Racconterò il resto in un altro momento, ora non il tempo. Lucia mi aspetta a Termini per cercarci un albergo.

Intanto pensateci voi a come trattare le merde e a cosa dire loro, perchè a me mancano le forze. Anzi a me è venuto il vomito.
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categoria:sono fuori, trasloco, filtro di carta, mi aiuti dott freud
venerdì, 28 dicembre 2007
Mi viene diagnosticata una malattia degenerativa incurabile che comporterà entro l'estate ricoveri e perdita progressiva dell'autonomia e poi la morte.
In realtà non ho nessun sintomo visibile, ma il male ce l'ho è dentro di me. E' nella natura di questo male manifestrasi senza fretta, prendersi tutto il tempo necessario per consumare il paziente e condurlo inesorabilmente alla fine.
A me restano 10 mesi.
I miei parenti ricchi stanno festeggiando un matrimonio, ma io non so di chi. Dico a mio padre che sarebbe stato meglio non sposarmi. Povera Lucia.Cosa farà?
Le chiedo solo di non vendere i miei libri.
E mi chiedo come morirò, cosa sentirò, come sarà il mio ultimo giorno fra circa 10 mesi.
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categoria:follia, sono fuori, filtro di carta, mi aiuti dott freud
domenica, 04 novembre 2007
nebbia_alberi_bosco

Che giornata! Clio è venuta e ha voluto che le spiegassi il Risorgimento. Che casino! Spero di aver fatto un po' di chiarezza. Chissà cosa ne pensa lei. Certo è che a scuola mi pare di non combinare niente. Di girare a vuoto, di non stare lavorando al massimo, soprattutto in seconda. Eppure insegnare è bellissimo. Ne parlerò con il Dottor S.
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