martedì, 19 maggio 2009
Pubblico una poesia di un mio alunno che si chiama Viorel.

Il mio studio è mio amico,
mio museo
mio paradiso e inferno;
è un deserto
nel mezzo del quale mi trovo
e non vedo che un mare tondo.

Il mio studio è una casa
Senza pareti né tetto,
negli angoli giacciono
relitti di epoche passate,
rilievi e tavolette egizie e greche,
cristalli fenici,
palinsesti dipinti e bizantini.

Amo gli oggetti antichi
Nel loro silenzio
Orme di mille uomini
Che, immersi nel buio,
erompono alla luce.
Eterno pensiero
Che cala nel profondo.
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categoria:poeti, qualità, alunni, nuova vita
martedì, 10 marzo 2009
E va bene va bene, lo so.
in due settimane ho perso Kg. 3.700
le cose scolastiche vanno e sono comunque dominabili
il pader è uno scassacazzi, come sempre
Lucia gira come una trottola, produce saggi per le sue classi, organizza convegni, giornate di studio

ma c'è la crisi
grossa crisi

c'è qualcuno che pubblicherà il suo ennesimo libro
qualcuno che si è realizzata come scrittrice, cme romanziera
grande stronza

qualcuno che è rimasto sul limite esterno
sulla soglia

bon
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categoria:nuova vita, dolori e affini
giovedì, 22 gennaio 2009
Ho ritrovato per caso un cugino. E' stata una sorpresa inattesa. Meraviglie di Facebook.

Non lo vedevo da nni. Credo di non averlo visto neppure al mio matrimonio. dicerto c'era suo fratello, ma lui no. non mi ricordo dove fosse. Mi è parso di capire che sia una specie di giramondo, ho trovato sul suo blog foto dell'America Latina e del Tibet. non so che mestiere faccia e non glielo chiederò. non mi interessa. si sa che ora, come me, che ho quasi 10 anni più di lui, si chiede che posta abbia lui al mondo, dove sia diretto in questo momento il suo desiderio e che cosa debba fare da grande.

Ho ritrovato mio cugino. Sapevo di averlo perduto molti anni fa. Intrighi centrifughi di famiglie che litigano o semplicemente s'ignorano. perchè lui era come tutti gli altri -pensavo- e perchè mi faceva anche rabbia che lui avesse libero e stimato accesso a quei parenti che mi era costato tanto abbandonare o cominciare ad odiare. Nessuno è obbligato a sopportare le mie crisi e le mie paturnie, meglio sparire se non si può vivere in modo diverso.

Me lo ricordo quando aveva una decina d'anni, la peggiore estate della mia vita. Io prigioniero di una delle crisi più nere che ricordi, ero stato invitato "in villetta" da una parente. Le ero stato gratissimo, perchè con quell'invito mi aveva allontanato dalla mia casa, che allora mi appariva come una prigione, per regalarmi respiro, colori, mare azzurro.

Dopo i saluti di rito all'intera risma di parenti,che aspettava il mio omaggio, di villa in villa, rividi il cugino qualche giorno dopo al mare. biondissimo, gli occhi neri, gli incisivi leggermente deformati da un lungo uso del ciuccio, il sorriso beffardo. mi sentivo condannato ad assistere all'esposizione della ricchezza della famiglia come contrappasso per la gioia che sole, luce, profumi e colori mi davano. Mi aveva insultato e io per dargli una lezione l'avevo cacciato con la testa sott'acqua con la bocca sulla sabbia. La parente mi aveva raccomandato di non bagnarmi i piedi, altrimenti le avrei inzuppato i tappetini della Panda. Quando mollo la presa, lui, come se niente fosse stato, solleva la testa dal fondo "strunz"...
la parente mi riporta a casa con una smorfia di disgusto per l'asciugamano che mi aveva messo sotto il culo, passi per i piedi bagnati.
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categoria:nuova vita, filtro di carta
mercoledì, 14 gennaio 2009
Non c'è pace.
Il pader è un autentico scassacazzi.
Anche se in realtà avrebbe bisogno di un neurologo.
Ma nessuno riesce a convincerlo. cosa fa Lucia quando sta a scuola, perchè non torna mai in tempo, perchè non l'accompagno a fare la spesa, perchè io resto a scuola tanto a lungo,
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categoria:nuova vita, dolori e affini, filtro di carta, mi aiuti dott freud
mercoledì, 31 dicembre 2008
capodanno-20Rio1

Buon Anno a tutti!
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categoria:nuova vita
martedì, 30 dicembre 2008
alumni



Nell'immagine alcuni dei miei pargoli che, dopo essersi impadroniti del mio cellulare, l'hanno acceso, e settata la fiunzione di fotocamera, si sono autoscattati detta foto. In barba a me e ai divieti scolastici.

I fanciulli del terzo in quello stesso giorno con incredula partecipazione, tra le risa e le urla, hanno assistito al collasso del termosifone della loro aula. L'evento puntualmente registrato dai videofonini di tutta la classe, ora impazza tra le hits di Youtube.

Quando ho aperto la porta dell'aula, sembrava il paradiso di delizie di Bosch. Gente saltava sui banchi, altri applaudiva urlando, cappelli e sciarpe volavano, altri si precipitava fuori a chiamare gli amici da altre classi per assistere. Solo due ragazzi erano ancora seduti al loro posto, dietro il banco sulle loro sedie. Contemplavano allocchiti lo spruzzo arcuato dell'acqua calda che disegnava una bella curva in aria.
E uno di loro ha filmato l'evento.
E io ho riso.

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categoria:alunni, nuova vita, dolori e affini
mercoledì, 26 novembre 2008
E mentre il dottor S. insiste, perchè Lucia ed io prendiamo delle consulenze matrimoniali per decidere se fare o meno un figlio, a me è tornato il mal di denti.

Oltre alla terapia d'ordinanza e alla dieta.

Da ieri sera le bustine di Oki che ho assunto per calmarlo non si contano.

Stanotte ho dormito seduto sul divano. Neanche il gatto è venuto a farmi compagnia...e che è scema, si è piazzata nel letto al posto mio.

Dopo una telefonata in preda alla disperazione, alle 19.15 il dentista (ex-collega) mi riceverà in coda agli appuntamenti della giornata.

In origine mi aveva dato appuntamento per lunedì (al posto del dott. S.), ma il dente urla, strepita e morde la gengiva e la bocca è tutt'un fuoco. Così merce sua mi riceverà.

Mio padre ha scoperto di avere una punta d'ernia.



E' proprio vero, siamo una famiglia noi che non si fa mancare proprio nulla.
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categoria:nuova vita, filtro di carta, mi aiuti dott freud
giovedì, 18 settembre 2008
Dal cielo sono precipitate tutte le stelle.
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categoria:alzheimer, nuova vita
domenica, 17 agosto 2008
Il mio silenzio (per chi se ne fosse accorto) non è stato imposto da un'improvvisa possibilità di vacanza subito sfruttata, ma è caduto proprio nei giorni del trasferimento dei miei a Roma ed è stato causato da ciò che racconterò.


Mia madre sputacchiava dalla caviglia destra vermetti bianchi e uggiolanti e liquido fetido e dolciastro. Ho voluto che fosse portata al Pronto Soccorso. Lucia l'accompagna in ambulanza, mio padre ed io abbiamo preso l'autobus perchè nessuno di noi guida.


Al Pronto Soccorso i medici si sono rifiutati di medicarla e di ricoverarla e se Lucia non gliene avesse dette quattro, se non se li fosse mangiati vivi, quei pezzi di bestie non l'avrebero nemmeno guardata.


Un giovane chirurgo ha anche chiamato il direttore sanitario che sceso dai piani alti preceduto dalla sua monumentale panza da dirigente, scoccata un'ochiata alla massa di mia madre spinta a forza su una barella, ha dichiarato, fissando un punto imprecisato nello spazio, che la donna non era da ricoverare. Le sue condizioni non richiedevano particolari cure ospedaliere, non era possibile operare nè intervenire con un'amputazione, e le medicazioni di cui la paziente necessitava erano anche domiciliari. Ci rivolgessimo alla A.S.L.

Esteso a tutti un ampio saluto pastorale, il luminare si era ritirato da dove era apparso.

Il giovane chirurgo ci allontana e contravvenendo all'ordine del luminare, la medica. Ci dirà dopo di averlo fatto per aiutarci. Poi mi riconvocano nell'ambulatorio. Chiede spiegazioni.

Allora io mollo i freni. E racconto. E racconto del medico curante che non la visita mai, della geriatra della A.S.L. che duante ogni sua visita le ha solo misurato la pressione, i battiti e dopo aver guardato le gambe scuote la testa dicendo 'eh queste gambe, queste gambe come dobbiamo fare...?' E gli dico che nessuno l'ha curata, e che quello stato era causa della cattiva coscienza delle strutture sanitarie che sono piene di ignoranti ed incompetenti. Allora il chirurgo, dopo aver dato piglio ai sensi di tutta la sua indignazione, afferra un ricettario e scrivendo medicinali, descrive il tipo di intervento di medicazione che bisognerebbe praticare a mia madre. Si raccomanda di farla stare stesa e di trovare una casa di cura.
Cosa facilissima da fare in pieno Agosto in qualunque luogo d'Italia.
[continua]
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categoria:alzheimer, nuova vita, dolori e affini, filtro di carta
domenica, 10 agosto 2008
Non state a chiedermi quando tutto questo sia sucesso, non me lo ricordo più. I giorni e le ore le ho perse nel tempo, forse per strada, non so dove siano finiti.


Quando mi accorgo che tra i passi lenti tra i piedi inconsapevoli di mia made sbottano gocce di liquido marrone dall'insopportabile odore dolciastro e si agitano vermi bianchi uggiolanti perchè strappati al loro pasto, urlo che bisogna andare al Pronto Soccorso.


Mio padre non capisce. Lucia mi guarda con gli occhioni azzurri cerchiati di rosso.


Io insisto. La situazione si è rotta, mamma si è aggravata. Improvvisamente tutti vediamo per la prima volta le gambe di mia madre seduta sulla tazza del cesso storta come una bambola rotta. Metà del corpo è marrone e verde e grigio, chiazze rosse di sangue a grumi si nascondono fra le piaghe muschiose. Un'enorme disgustosa piaga taglia ciò che resta del tallone a metà. E' di là che il corpo ha espulso i vermi, gli invasori, i parassiti.


Sostengo che al Pronto Soccorso qualcuno ci dirà qualcosa. Ci sono i medici. I medici sanno cosa dire e sanno che succede.


Mio padre confuso e nel panico chiama il 118. Si altera, discute, chiede che qualcuno venga a pulire mia madre. Chiede che l'ambulanza ci riaccompagni a casa. In breve la discussione finisce in un litigio.


Chiedo a Lucia di chiamare la Croce Rossa.


Con invidiabile presenza di spirito e determinazione Lucia spiega all'uomo dall'altra parte del filo di cosa abbiamo bisogno e che problema ci sia. Ci vengono a prendere in mezz'ora, ci portano dove vogliamo per euri 40. Aspettano per euri 40 l'ora, ci riaccompagnano per altri euri 40.

Li aspettiamo.

L'ambulanza s'infila nel parco senza strombazzare. Arrivano in tre. Un uomo che divora gli scalini dell'ingresso con una barella spinale in mano e due donne. Si muovono leggeri, sono tre fantasmi. Gli sono grato per tanta discrezione.

Sollevano mia madre dalla poltrona, stendono la spinale sul letto ce la fanno rotolare sopra. Così la imbracano. Fasce gialle a strappo le percorrono il corpo, si incrociano sul petto, discendono lungo le gambe che una delle due donne ha provveduto a fasciare con due pannoloni arrotolati. Mia madre chiude gli occhi.

Io penso 'prove generali di morte'. Quando non ci sarà più la vedrò così. immobile, la pelle ricoperta di cera, gli occhi immemori chiusi.

Non ce la fanno a trasportarla giù. Chiedono di chiamare qualcuno in aiuto. Capiscono il nostro disorientamento.

Arriva qualcuno.

La barella monta sull'ambulanza. Lucia l'accompagna. Mio padre ed io non abbiamo più la macchina. Aspettiamo l'autobus.

Andiamo in ospedale con l'autobus.

Nella stanza dalle pareti grige del piccolo Pronto Soccorso c'è aria di tensione. Una concitazione da dopo scontro. Dentro uno stanzino, le gambe scoperte con i pannoloni aperti come regali scartocciati su un lettino verde giace la massa di mia madre.
postato da: amalfitano alle ore 18:00 | Permalink | commenti
categoria:alzheimer, nuova vita, dolori e affini, filtro di carta

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