domenica, 10 agosto 2008
di J.L.Borges





Con che cosa potrei trattenerti?


Quel che ho da offrirti son povere strade, tramonti scorati, la luna dei cenciosi sobborghi.


Ti offro i miei avi, i miei morti, gli spiriti che i viventi hanno onorati nel marmo: il padre di mio padre ucciso sul fronte di Buenos Aires con due pallottole nei polmoni, morto barbuto che i suoi soldati avvolsero in una pelle di vacca; il nonno di mia madre che appena ventiquattrenne guidò una carica di trecento uomini in Perù, fantasmi ormai su cavalli dileguati.


Ti offro quanto possa esserci nei miei libri e la mia vita avere di dignitĂ  e sprezzatura.


Ti offro la fedeltà d’un uomo che non è mai stato fedele.


T’offro il nocciolo di me che ho potuto salvare: il centro del cuore che non consiste in parole, non si baratta coi sogni e che tempo, gioia, avversità lasciano intatto.


T’offro spiegazioni di te, teorie su te, vere e sorprendenti notizie che ti concernono.


Posso darti la mia solitudine, le mie tenebre, la fame del mio cuore; tento di allettarti con l’incertezza, il rischio, la sconfitta.





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categoria:libri, scrittura, poeti
sabato, 19 luglio 2008
pontiggia_libro



Un grande piccolo romanzo "creativo" da parte di uno dei più colti e raffinati scrittori italiani. Dico "creativo" perchè la narrazione segue la struttura e le regole della scrittura creativa, dal momento che si avvale di una narrato piano o della destrutturazione tipica di questo esercizio che l'autore insegnava.
I nati due volte sono i portatori di handicap, che Pontiggia racconta a partire dalla vicenda del figlio paraplegico. Questi sono nati la prima volta dalla loro madre e la seconda nel momento in cui i genitori decidano di renderli autonomi, indipendenti, decidano di lasciarli vivere come gli altri. Ma il mondo non è preparato ad accoglierli.
Chi non sgomita o non combatte, chi non si butta nella mischia alla disperata conquista di quel poco di niente che tutti chiamiamo "ciò che è nostro", chi non urla il disprezzo e il dolore, chi non butta le bombe o non è capace di far soldi; chi dovrà accontentarsi, senza rendersene conto, solo della miseria della propria carne contorta o disfatta e delle rovine delle proprie facoltà non ha alcun valore nè diritto. Anzi non esiste. E questi ragazzi non hanno alcun beneficio o diritto simile agli esseri umani, che non sia l'esibire con involontaria sguaiataggine la loro diversità. E noi "i normali" non facciamo che dire che non è colpa nostra se sono venuti al mondo così e che la loro educazione non è un nostro problema.
postato da: amalfitano alle ore 10:42 | Permalink | commenti
categoria:libri, nuova vita

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