martedì, 28 luglio 2009
Stante la scarsa previsione di vita delle settimane scorse ho pensato a cosa sia la morte. Come si manifesta e quando e in che modo il corpo spenga anche la coscienza e se ci sia l'anima o se il nostro essere sia limitato solo al magro succolento esistere su questa Terra.
Che cosa è il corpo polposo e gravido di vita, perchè esso satollo d'energia, atto a suggere ogni piacere grasso e voluminoso, capace di gonfiarsi di fronte allo sforzo e di penetrare con la testardaggine di un ariete il molle e accogliente desiderio per suggellarvi l'estasi, ad un tratto, si spenga.
E' un attimo. Come il tempo della nascita non è che un istante, un attimo di fronte al quale il lungo viaggio fino alla luce non conta, quello della fine è un momento allo stesso modo. Prima il cuore batte, poi cessa le contrazioni.
E che succede al corpo?
Come si manifesta la morte? Come si passa dalla vita alla morte? Sono atroci dolori tra i quali il corpo si spegne? Soffocamento? Arresto?
E poi l'anima, se c'è, cosa le succede?
Il corpo chiuso nella bara se la porta dietro? Essa è legata alla bara perchè per sua natura non può abbandonare il corpo? Soprattutto essa è senziente? E avverte come nella vita o no? E sente il soffocameto dell'eterna prigionia del seppellimento o può liberarsi dai vincoli della natura umana e fuggire via?
Non so.
Ho accarezzato l'idea della cremazione.
Non vorrei morire mai.
postato da: amalfitano alle ore 16:46 | Permalink | commenti
categoria:follia, sono fuori, dolori e affini, filtro di carta
lunedì, 30 marzo 2009
Non più di due minuti fa il pader si è reso conto che la dentiera gli si era spezzata a metà, avendo egli dato un morso ad una mela.



Ieri sera stramazzato a quattro di mazzo sulla sua sedia da giardino portata da Napoli e di cui astutamente si serve per marcare la sua volontaria estraneità all , si lamentava fortemente perchè avvertiva nettissimo il movimento dell'ernia che come un contrappeso calato in un pozzo, gli scendeva e gli risaliva nell'inguine. Dopo mille tira e molla ho chiamato l'urologo che (horribile visu) non si ricordava di lui e al quale lui stesso ha raccontato la sua trista situazione. Il clinico, dotato di un notevole spirito pratico, ha suggerito che non poteva esserci stato un peggioramento della situazione, dal momento che lui stava parlando e che la voce non era quella quella affannosa e dolorante di chi è afflitto dalle pene di un'ernia strozzata.

Dopo aver deciso che il clinico che per altro mostrava di non ricordarsi di lui non gli andava più bene, ha detto che qual tizio poteva andare bene per noi che siamo giovani, ma per lui...

Liquidato il clinico il pader ha brevemente rivolto l'attenzione ai festeggiamenti per le nozze Fini-Berlusconi ed è così crollato in un sonno profondissimo e rumoroso.

Ora giace con un mio libro tra e mani sulla sua poltrona.
Prima di ritirarsi ha dichiarato che non c'è niente da ridere e che la sua situazione è drammatica anzichè no.
E noi che non ci avevamo neanche pensato.
postato da: amalfitano alle ore 13:38 | Permalink | commenti
categoria:follia, dolori e affini, filtro di carta
martedì, 10 marzo 2009
E va bene va bene, lo so.
in due settimane ho perso Kg. 3.700
le cose scolastiche vanno e sono comunque dominabili
il pader è uno scassacazzi, come sempre
Lucia gira come una trottola, produce saggi per le sue classi, organizza convegni, giornate di studio

ma c'è la crisi
grossa crisi

c'è qualcuno che pubblicherà il suo ennesimo libro
qualcuno che si è realizzata come scrittrice, cme romanziera
grande stronza

qualcuno che è rimasto sul limite esterno
sulla soglia

bon
postato da: amalfitano alle ore 20:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:nuova vita, dolori e affini
venerdì, 20 febbraio 2009
E' da giorni che privo di ogni controllo mangio senza freni.

a scuola mi ingozzo di merendine fresche fresche delle macchinette e quando arrivano i pizzettari compro almeno due pezzi. all'uscita c'è l'egizio delle alzavole che mi aspetta, l'odore pesante del kebab che gira sul grill, tre supplì di riso addensato con un pezzo di formaggio bianco ed insapore freddo in mezzo. Mi servo dei supplì e di un hot-dog gigante e mi siedo a fissare il grll che gira e la carne che sfrigola con il grasso che cola friggendo sulla griglia infondo.

Fuori il vento è impetuoso. Soffia freddo sulle chiome degli alberi nitidi, il sole è azzurro e limpido. Prima di uscire mi viene sete, una sete cui sono abituato, una punizione che mi infliggo per il mio ennesimo sgarro ad una dieta che ormai non c'è più. non spenderei mai altri soldi per una bottiglia d'acqua: a casa ne avrò a volontà.

non devo andare dal dott. S., tanto non fa che dirmi che sappiamo tutto, ormai sappiamo tutto. ma io sono fermo, sono maledettamente fermo, il culo maledettamente pesante.
ed io non so che fare. lui mi chiede cosa voglia fare.

ed io sono come il ghiaccio.

Daniele è un ragazzo come tanti. nè allegro nè triste, nè stronzo nè buono.
postato da: amalfitano alle ore 19:21 | Permalink | commenti
categoria:dolori e affini, filtro di carta
mercoledì, 14 gennaio 2009
Non c'è pace.
Il pader è un autentico scassacazzi.
Anche se in realtà avrebbe bisogno di un neurologo.
Ma nessuno riesce a convincerlo. cosa fa Lucia quando sta a scuola, perchè non torna mai in tempo, perchè non l'accompagno a fare la spesa, perchè io resto a scuola tanto a lungo,
postato da: amalfitano alle ore 17:54 | Permalink | commenti
categoria:nuova vita, dolori e affini, filtro di carta, mi aiuti dott freud
venerdì, 02 gennaio 2009
Vediamo un po':



scosso dall'inquietudine a causa dell'aver raggiunto non so sì quale peso con i contributi sostanziosi pre e postnatalizi, rassicurato circa le mie possibilità di guarigione fisiologico-emotiva dal Dott. S., il quale nel frattempo mi ha quasi dato il benservito, visto che egli ritiene di non essere più in grado di aiutarmi, mio pader ha preso rapidamente, con abile colpo di mano, il controllo della situazione.






deve esserci un enorme vuoto di potere al centro della mia vita.





E così il pader, libero dal carico/peso/dolore-macigno della malattia di mia madre, ci controlla, ci spia, invade spazi e vite, giudica le nostre decisioni e le nostre abitudini con disprezzo e saccenza...





perchè Lucia riceve telefonate o sms di auguri? perchè parla al telefono in un'altra stanza, perchè non ci fa assisere alle sue telefonate? perchè Lucia fa quel particolare orario a scuola? e chi ha detto che debba tornare sempre per le tre? e perchè una volta a casa non si dedica alla contemplazione di entrambi noi, o alla pulizia della casa, ma ad altre attività legate comunque alla scuola? ma io ho fiducia in lei? e perchè?





Mia nonna diceva sempre, quando i litigi con mio nonno l'avevano esasperata: "me ne voglio ji' 'ncopp a nu pizzo 'e muntagna, accussì stongo io sola e nun vedo e nun sento cchiù a niusciuno".





In questi giorni accarezzo l'idea.








postato da: amalfitano alle ore 18:06 | Permalink | commenti (4)
categoria:follia, dolori e affini, filtro di carta
martedì, 30 dicembre 2008
alumni



Nell'immagine alcuni dei miei pargoli che, dopo essersi impadroniti del mio cellulare, l'hanno acceso, e settata la fiunzione di fotocamera, si sono autoscattati detta foto. In barba a me e ai divieti scolastici.

I fanciulli del terzo in quello stesso giorno con incredula partecipazione, tra le risa e le urla, hanno assistito al collasso del termosifone della loro aula. L'evento puntualmente registrato dai videofonini di tutta la classe, ora impazza tra le hits di Youtube.

Quando ho aperto la porta dell'aula, sembrava il paradiso di delizie di Bosch. Gente saltava sui banchi, altri applaudiva urlando, cappelli e sciarpe volavano, altri si precipitava fuori a chiamare gli amici da altre classi per assistere. Solo due ragazzi erano ancora seduti al loro posto, dietro il banco sulle loro sedie. Contemplavano allocchiti lo spruzzo arcuato dell'acqua calda che disegnava una bella curva in aria.
E uno di loro ha filmato l'evento.
E io ho riso.

postato da: amalfitano alle ore 20:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:alunni, nuova vita, dolori e affini
domenica, 24 agosto 2008
Da quando sono arrivati a Roma i miei genitori trascorrono esistenze separate. Mia madre nel letto, imbracata in due pannoloni, lo sguardo assente appuntato in un punto indefinito, le gambe incancrenite, arrossate dalle medicazioni di amuchina e . Mio padre in giro per casa bianco e curvo scolorito nei pensieri e nella gioia di vivere.

Quando c'è da cambiare il fagotto nessuno di noi sa più cosa deve fare.

Lo so che queste cose capitano ai grandi e sono i grandi che le devono affrontare, ma io invidio tanto i ventenni.

Dico parole inutili.

Devi fare attenzione.

Spesso il fagotto piscia anche fuori dai pannoloni e allora devi cambiare tutto. E il fagotto è pesantissimo, è pieno di stracci sporchi, muscoli e nervi esangui e organi molli e inutili. E se lo giri sul fianco le troppe piaghe da decubito urlano di dolore.

Siamo in tre. Uno regge le ulcere delle gambe, l'altro da una parte rigira il corpo e il terzo le solleva il busto e lei si lamenta. Il corpo potrebbe scivolare sulle traverse e precipitare al suolo, il rischio c'è, anche perchè ognuno di noi non vuole vedere, non vuole guardare piaghe e disgrazie di quel povero corpo e si attiene strettamente alla propria funzione.

Sento che sta scivolando dal letto. Lei invoca la madre, io raccolgo la forza nelle braccia e nella testa e mi dico che posso vincere quel corpo malato, che posso avere la meglio su quel corpo che si avvia alla morte io che sono la vita. La sua vita. Sostengo il busto con le braccia espingo i fianchi con un ginocchio sul materasso. L'operazione mi riesce e il suo volto si modifica in una smorfia di scampato pericolo.

Tre cuscini sotto la testa, un altro cuscino sotto le gambe.

Lei ha già gli occhi spalancati e vitrei di sempre, ora non si ricorda più cosa è successo. Ed anche noi vorremmo dimenticare.

Così ci affrettiamo ad allontanarci dalla stanza.

Alda Merini raccontò che una volta vide chiaramente la morte e che era semplicemente terrificante. E' vero.

Dove andrà mia madre quando non sarà più su questa terra?

In quale pozzo senza fondo scivolerà giù?

Mi piacerebbe se tutto finisse con la sepoltura, senza angeli e battaglie celesti.

Mi sentirei più tranquillo.
postato da: amalfitano alle ore 20:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:alzheimer, dolori e affini, filtro di carta
domenica, 17 agosto 2008
Il mio silenzio (per chi se ne fosse accorto) non è stato imposto da un'improvvisa possibilità di vacanza subito sfruttata, ma è caduto proprio nei giorni del trasferimento dei miei a Roma ed è stato causato da ciò che racconterò.


Mia madre sputacchiava dalla caviglia destra vermetti bianchi e uggiolanti e liquido fetido e dolciastro. Ho voluto che fosse portata al Pronto Soccorso. Lucia l'accompagna in ambulanza, mio padre ed io abbiamo preso l'autobus perchè nessuno di noi guida.


Al Pronto Soccorso i medici si sono rifiutati di medicarla e di ricoverarla e se Lucia non gliene avesse dette quattro, se non se li fosse mangiati vivi, quei pezzi di bestie non l'avrebero nemmeno guardata.


Un giovane chirurgo ha anche chiamato il direttore sanitario che sceso dai piani alti preceduto dalla sua monumentale panza da dirigente, scoccata un'ochiata alla massa di mia madre spinta a forza su una barella, ha dichiarato, fissando un punto imprecisato nello spazio, che la donna non era da ricoverare. Le sue condizioni non richiedevano particolari cure ospedaliere, non era possibile operare nè intervenire con un'amputazione, e le medicazioni di cui la paziente necessitava erano anche domiciliari. Ci rivolgessimo alla A.S.L.

Esteso a tutti un ampio saluto pastorale, il luminare si era ritirato da dove era apparso.

Il giovane chirurgo ci allontana e contravvenendo all'ordine del luminare, la medica. Ci dirà dopo di averlo fatto per aiutarci. Poi mi riconvocano nell'ambulatorio. Chiede spiegazioni.

Allora io mollo i freni. E racconto. E racconto del medico curante che non la visita mai, della geriatra della A.S.L. che duante ogni sua visita le ha solo misurato la pressione, i battiti e dopo aver guardato le gambe scuote la testa dicendo 'eh queste gambe, queste gambe come dobbiamo fare...?' E gli dico che nessuno l'ha curata, e che quello stato era causa della cattiva coscienza delle strutture sanitarie che sono piene di ignoranti ed incompetenti. Allora il chirurgo, dopo aver dato piglio ai sensi di tutta la sua indignazione, afferra un ricettario e scrivendo medicinali, descrive il tipo di intervento di medicazione che bisognerebbe praticare a mia madre. Si raccomanda di farla stare stesa e di trovare una casa di cura.
Cosa facilissima da fare in pieno Agosto in qualunque luogo d'Italia.
[continua]
postato da: amalfitano alle ore 10:36 | Permalink | commenti (1)
categoria:alzheimer, nuova vita, dolori e affini, filtro di carta
domenica, 10 agosto 2008
Non state a chiedermi quando tutto questo sia sucesso, non me lo ricordo più. I giorni e le ore le ho perse nel tempo, forse per strada, non so dove siano finiti.


Quando mi accorgo che tra i passi lenti tra i piedi inconsapevoli di mia made sbottano gocce di liquido marrone dall'insopportabile odore dolciastro e si agitano vermi bianchi uggiolanti perchè strappati al loro pasto, urlo che bisogna andare al Pronto Soccorso.


Mio padre non capisce. Lucia mi guarda con gli occhioni azzurri cerchiati di rosso.


Io insisto. La situazione si è rotta, mamma si è aggravata. Improvvisamente tutti vediamo per la prima volta le gambe di mia madre seduta sulla tazza del cesso storta come una bambola rotta. Metà del corpo è marrone e verde e grigio, chiazze rosse di sangue a grumi si nascondono fra le piaghe muschiose. Un'enorme disgustosa piaga taglia ciò che resta del tallone a metà. E' di là che il corpo ha espulso i vermi, gli invasori, i parassiti.


Sostengo che al Pronto Soccorso qualcuno ci dirà qualcosa. Ci sono i medici. I medici sanno cosa dire e sanno che succede.


Mio padre confuso e nel panico chiama il 118. Si altera, discute, chiede che qualcuno venga a pulire mia madre. Chiede che l'ambulanza ci riaccompagni a casa. In breve la discussione finisce in un litigio.


Chiedo a Lucia di chiamare la Croce Rossa.


Con invidiabile presenza di spirito e determinazione Lucia spiega all'uomo dall'altra parte del filo di cosa abbiamo bisogno e che problema ci sia. Ci vengono a prendere in mezz'ora, ci portano dove vogliamo per euri 40. Aspettano per euri 40 l'ora, ci riaccompagnano per altri euri 40.

Li aspettiamo.

L'ambulanza s'infila nel parco senza strombazzare. Arrivano in tre. Un uomo che divora gli scalini dell'ingresso con una barella spinale in mano e due donne. Si muovono leggeri, sono tre fantasmi. Gli sono grato per tanta discrezione.

Sollevano mia madre dalla poltrona, stendono la spinale sul letto ce la fanno rotolare sopra. Così la imbracano. Fasce gialle a strappo le percorrono il corpo, si incrociano sul petto, discendono lungo le gambe che una delle due donne ha provveduto a fasciare con due pannoloni arrotolati. Mia madre chiude gli occhi.

Io penso 'prove generali di morte'. Quando non ci sarà più la vedrò così. immobile, la pelle ricoperta di cera, gli occhi immemori chiusi.

Non ce la fanno a trasportarla giù. Chiedono di chiamare qualcuno in aiuto. Capiscono il nostro disorientamento.

Arriva qualcuno.

La barella monta sull'ambulanza. Lucia l'accompagna. Mio padre ed io non abbiamo più la macchina. Aspettiamo l'autobus.

Andiamo in ospedale con l'autobus.

Nella stanza dalle pareti grige del piccolo Pronto Soccorso c'è aria di tensione. Una concitazione da dopo scontro. Dentro uno stanzino, le gambe scoperte con i pannoloni aperti come regali scartocciati su un lettino verde giace la massa di mia madre.
postato da: amalfitano alle ore 18:00 | Permalink | commenti
categoria:alzheimer, nuova vita, dolori e affini, filtro di carta

Heracleum blog & web tools